A Salonicco 213 mila no alla privatizzazione dell’acqua

di Caterina Amicucci

Dimopsifisma significa referendum in greco. Lo strumento di partecipazione popolare per eccellenza che sembra essere, allo stesso tempo,  vuoto e carico di significato nel paese che ha inventato la democrazia. In Grecia infatti l’indizione di un referendum deve essere approvata dal parlamento, misura che lo priva di fatto di senso politico. Nella giovane storia della Grecia contemporanea il popolo è stato consultato direttamente una sola volta, al termine della dittatura dei colonnelli, nel 1973 per approvare la nuova costituzione repubblicana che ha abolito la monarchia.   Ma la proposta di un altro referendum, mai realizzato,  ha segnato profondamente  la  recente storia della crisi greca. Era il 31 ottobre del 2011 quando il primo ministro del Pasok, George Papandreu, di fronte alle enormi mobilitazioni sociali, annunciava di voler l’approvazione popolare al piano di salvataggio  di 172 miliardi di euro appena varato a Bruxelles .  Un articolo del Financial Times ricostruisce come tre giorni dopo, al G8 di Cannes, la Grecia fu commissariata dall’asse franco-tedesco ed il premier greco immediatamente sostituito da Lucas Papademos ex vice-presidente della Banca Centrale Europea. Negli stessi giorni in Italia si insediava il governo Monti.

Dal 2011 ad oggi la Grecia ha firmato tre memorandum con la Troika che hanno portato al licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici, riduzione dei salari, la chiusura della TV di stato,  drastico ridimensionamento  dell’assistenza sanitaria e la vendita dell’intero patrimonio pubblico.  Misure varate dal governo senza passare dal parlamento (si parla di circa 240 leggi) e applicate con l’uso di una sistematica repressione del dissenso creando una situazione di concreta sospensione della democrazia .

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Allo scopo  di vendere il  paese pezzo a pezzo  è stato creato il TAIPED (Fondo ellenico per lo sviluppo degli asset).  Il sito web del fondo fa venire i brividi. Un supermercato online per investitori privati con il quale presentare offerte per l’acquisto di società pubbliche, porti, aeroporti, ferrovie, autostrade, isole, ecc.

Tra queste,  le società che gestiscono il servizio idrico ad Atene Salonicco, che a differenza dell’Italia,  sono di proprietà e gestione statale.  L’iter di privatizzazione dell’EYATH è già cominciato con una gara di prequalificazione che si è svolta lo scorso anno dalla quale sono state ammesse a presentare proposte di acquisto Suez e Mekorot.   Sulla gara il sindacato dei lavoratori dell’EYATH ha presentato un ricorso alla corte costituzionale. La decisione della corte non è ancora stata resa pubblica, ma alcune soffiate giornalistiche riferiscono che la corte abbia dichiarato incostituzionale la privatizzazione dell’acqua e che la pubblicazione della decisione venga ritardata per concludere la vendita.  In realtà l’ unica vera società in pista è Suez che possiede già il 5% dell’EYATH e si dice sia consorziata con il maganate dei media greco George Bobolas. L’EYATH è una società che genera 20 milioni di Euro di profitto l’anno e con soli 80 milioni la multiutility francese potrebbe portarsi a casa il 51%.

La lotta contro la privatizzazione dell’acqua a Salonicco ha dato una nuova  scossa ai movimenti sociali duramente colpiti dalla repressione feroce delle mobilitizioni del 2011-2012 e della lotta contro la miniera d’orodella multinazionale canadese Eldorado Gold per la quale sono state perseguiti duramente numerosi attivisti.

Chi arriva da fuori nota che l’acqua in Grecia è un simbolo di accoglienza [Guarda il videomessaggio di Vinicio Capossella], infatti in ogni bar o taverna si viene accolti con una brocca libera. Alcuni la definiscono una questione di civiltà [Guarda intervista a Iera] . Altri, come tutti noi attivisti dell’acqua,  ne colgono il significato simbolico e paradigmatico[Guarda intervista a Iassonas].  E per questo, a Salonicco,  ci si è rimessi in marcia per salvare l’acqua, Soste to Nero, in greco.

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Comitati di cittadini e il sindacato dei lavoratori hanno convocato un referendum autorganizzato.  L’iniziativa ha visto l’adesione dei 16 municipi, di variegato colore politico,  che compongono l’area metropolitana di Salonicco che ha consentito di programmare la consultazione in concomitanza con le elezioni amministrative previste per il 18 maggio. Un’adesione sosanziale per alcuni, strumentale per altri vista la campagna elettorale.  Ma per tutti una scommessa enorme, garantire una o più urne in ognuna delle 200 scuole attraverso la mobilitazione di almeno 1500 volontari.

Fino a pochi giorni prima sembra un obiettivo impossibile, ma tutti dicono “i greci sono  last minute people”,  ed infatti il giorno prima tutto è  magicamente pronto ma nella Grecia di oggi non può mancare un colpo di scena.

Mentre la delegazione internazionale, alla quale ha partecipato il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, è  riunita per definire le attività del giorno dopo arriva la notizia che il  Ministro degli interni ha dichiarato illegale il referendum e vieta l’installazione delle urne nei seggi elettorali.

Al municipio di Salonicco viene convocata una riunione di emergenza tra sindaci, comitati, sindacato, attivisti internazionali e la decisione è unanime, il referendum va vanti, le urne verranno posizionate in strada di fronte all’ingresso dei seggi ufficiali.  Neanche il tempo di fare la conferenza stampa che una nota della prefettura raggiunge i municipi: le liste elettorali sono proprietà dello stato, chiunque non autorizzato le maneggia è passibile di arresto da 3 mesi a 4 anni.  Una mossa che ha un duplice obiettivo, da un lato spaventare i volontari dall’altro delegittimare la procedura di votazione.

Nuova riunione tra i sindaci, questa volta più lunga,  che di nuovo si rifiutano fare passi indietro. Il referendum si farà, i municipi si impegnano a ristampare le liste elettorali trasformandole in semplici liste di residenti. Un lavoro che ad alcuni funzionari è costato una notte insonne.

18 maggio, ore 7 della mattina. I volontari ci sono, i seggi sono tutti  coperti. In alcune scuole qualche discussione con la polizia  ritarda l’inizio del voto, ma nessun episodio significativo. Verso le 8 tutte le urne sono attive davanti ad ogni scuola dove si vota. Il sole è forte i volontari si attrezzano con cappelli e ombrelloni.   In molti vengono ad aiutare in maniera inaspettata,  e verso le 11 la gente è in coda per votare.  Sembra che la mossa del governo abbia prodotto un effetto boomerang, già verso metà giornata è chiaro che il referendum sarà un successo [Guarda Photogallery di tutto il referendum].

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Alle sette si corre al municipio, punto di raccolta di tutte le urne, la coda per consegnare i sacchi stracolmi dura un paio d’ore. Intanto si inizia lo spoglio che andrà avanti fino alle 4.30 [Guarda video spoglio].

Risultato: 218 mila voti, di cui 213 mila contro la privatizzazione dell’acqua.

Un risultato eccezionale, considerando che l’affluenza alle elezioni ufficiali è stata di 428 mila e quindi più del 50% degli elettori si è espresso attraverso un referendum interamente autorganizzato.

All’alba del giorno dopo i commenti sono molti e di diverso tenore. Qualcuno dice che è stata la più grande mobilitazioni di volontari che il paese abbia mai visto dopo le olimpiadi. C’è molta gioia ma anche la consapevolezza che il governo è intenzionato ad andare avanti con ogni mezzo. Forte è anche la  preoccupazione per il proseguimento dell’animato dibattito tra i diversi comitati su quale modello di gestione pubblico adottare. Da un lato la corrente statalista, interpretata principalmente da Syriza che ha avuto un ruolo molto attivo nella campagna referendaria che non ha mancato di suscitare critiche da parte di alcuni attivisti soprattutto per la presenza nell’organizzazione del referendum di numerosi candidati alle elezione amministrative ed  europee.  Dall’altro i municipi che, a prescindere dal colore politico,   vorrebbero avere voce in capitolo sulla gestione de servizio pubblico per eccellenza e che per questa ragione hanno formato il consorzio che ha sostenuto attivamente l’organizzazione del referendum.   Dall’altro

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ancora la proposta di gestione cooperativistica dei cittadini [Guarda intervista a Kostas] come forma concreta di democrazia diretta. C’è infine chi sostiene che dopo aver chiaramente espresso un chiaro no alla privatizzazione,  la parola dovrebbe di nuovo tornare ai cittadini per indicare il modello di gestione che preferiscono [Guarda intervista a Yorgos].

Anche Suez non ha mancato di reagire immediatamente. Il compito di manipolare la realtà a fini propagandistici  è stato affidato  alla Vice presidente per l’Europa Occidentale Diane D’arras che, tra le altre cose,  sostiene che l’operazione EYATH non  è una privatizzazione ma una  partnership pubblico-privato (con il privato al 75%)  che in Europa non esiste un trend di ripublicizzazione (in Francia oltre a Parigi sono decine le città che stanno ripublicizzando, l’ultima di qualche giorno fa è Montpellier), e che la privatizzazione non ha portato un incremento delle tariffe (a Parigi il ritorno al pubblico ha portato ai consumatori un risparmio dell’8%)

Il dibattito è caldo e proseguirà alla luce di un successo indiscutibile ottenuto attraverso un incredibile sforzo comune. Quel che è certo è che anche nella Grecia dell’austerità il movimento per l’acqua ha scritto un’altra pagina storica.